“Aprite i monasteri” alla solidarietà. Mappa delle risposte

“Aprite i monasteri” alla solidarietà. Mappa delle risposte

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di Laura Galimberti

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“Aspetto da voi gesti concreti di accoglienza dei rifugiati, di vicinanza ai poveri, di creatività nella catechesi». Lo ha scritto il Papa nella Lettera apostolica per l’Anno dedicato alla vita consacrata. Un invito preso sul serio da tanti: e così oltre alla rete del Centro Astalli, promossa dai gesuiti per i rifugiati, che da oltre 30 anni, opera con attività e servizi a  Palermo, Catania, Vicenza, Trento, Napoli, Padova, Milano e Roma, hanno aperto i “monasteri” i guanelliani a Como, Lecco, Nuova Olonio e – dando disponibilità temporanea di una struttura – a Sormano, i francescani ad Enna, Roma e Piglio, i Comboniani a Brescia, i Pavoniani a Maggio di Valsassina, gli Scalabriniani a Roma e Foggia, le suore Mercedarie a Valverde di Scicli, le Figlie di Santa Maria della Provvidenza a Lora (Como) ed Ardenno (Sondrio), le Orsoline a Caserta, le suore della Provvidenza a Gorizia.

“Non potendo promuovere opere di accoglienza per i profughi in prima persona abbiamo messo a disposizione gratuitamente alcune nostre strutture”, spiega P. Luigi Testa, superiore provinciale degli Oblati di San Giuseppe. “In Sardegna a Frutti d’Oro (Capoterra-CA) e ad Asti, dove un nostro ex seminario accoglie 50 profughi. A Canelli ancora, nella parrocchia del Sacro Cuore una realtà di accoglienza per 10 minori non accompagnati richiedenti asilo. Le iniziative sono gestite tramite cooperative vicine alla Caritas diocesana e a realtà ecclesiali”.

Ad Enna in tanti vivono una speranza nel villaggio del Fanciullo Sant’Antonio, dei frati minori conventuali. “Abbiamo messo a disposizione a Pergusa la struttura per accogliere i rifugiati dell’Africa e del Medio Oriente” spiega padre Giambattista Spoto. “Ad oggi accoglie 100 fratelli scappati dalla guerra e dalla fame che stanno trovando aiuto e un po’ di speranza nel futuro”.

“I religiosi non si tirano indietro rispetto all’invito del Papa” sottolinea P. Luigi Gaetani, presidente della Conferenza Italiana dei Superiori Maggiori “perché sanno bene, da sempre, che la carità non è part time”.

La mappa delle risposte prodotte sul territorio resterà in continuo aggiornamento

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