La scuola dalle due porte, che impara a condividere

La scuola dalle due porte, che impara a condividere

2105
0
SHARE

120 pasti al giorno serviti ai poveri da studenti, insegnanti e genitori

di Laura Galimberti

Roma, quartiere Flaminio: 1100 alunni, 110 tra insegnanti e personale non docente, 12 religiosi. E’ la comunità di Villa Flaminia. Scuola materna, elementare, media, liceo scientifico e classico. Alunni in giacca e cravatta, campo da calcio in erba sintetica, piscine, attività extra scolastiche stile college inglese.
Ragazzi della Roma bene degli attigui quartieri entrano puntuali ogni giorno da via del Vignola 56.
Offerta formativa invidiabile, in sinergia con l’Università di Cambrige, con tanto di recente attivazione di un liceo scientifico e classico internazionali.
“Siamo impegnati ad armonizzare i loro percorsi di crescita con le esigenze di un mondo che cambia” spiega il direttore fratel Pio Rocca, lasalliano, mentre cammina sorridendo verso il vero gioiello dell’intero complesso immerso nel verde.

Una struttura in legno di 96 metri quadrati, pulita e riscaldata. Tavoli apparecchiati con cura. Nella piccola cucina annessa, alcune mamme. “Serviamo ogni giorno dal lunedì al venerdì 120 pasti caldi” spiega Graziella Gregoratti la coordinatrice. “Oggi pasta al sugo, spinacine ed insalata, kiwi”.

La mensa della Carità della scuola lasalliana nasce il 14 gennaio del 2002 per iniziativa di Fratel Donato e della comunità. Un segno voluto per i 300 anni di presenza lasalliana a Roma, eloquente e concreto per trasmettere il carisma con i fatti soprattutto ai giovani. La mensa è stata subito presa in carico e gestita dalle mamme, una cinquantina, di alunni ed ex alunni riuniti nell’ “Associazione Amici di Villa Flaminia” nata nel 1997, composta da docenti e famiglie impegnate in diverse iniziative di solidarietà.

E, dato che la Carità attrae, a servire ai tavoli – con genitori e docenti – ci sono anche i figli studenti: “Quelli degli ultimi due anni del liceo, 60 circa, servono a tavola in piccoli gruppi di 4/5 al giorno, dalle 13 alle 14”.

Ore 13:15 la porta “bella” della Carità che dà su via Flaminia si apre. In fila sono già tanti: stranieri e italiani. Diversi papà che hanno perso il lavoro: tra i tanti un architetto che dopo il licenziamento ha perso anche la famiglia per motivi economici ed ora è andato a dormire in un garage messo a disposizione da un amico. Poi anziani, “persone piene di dignità – sottolinea Graziella – che chiedono l’essenziale. Siamo preoccupati per una signora con 3 figli – confida – dalla morte del marito è caduta in un degrado spaventoso, non riuscendo a far fronte alle spese. Chiedeva gli avanzi di pane, pensavamo per il cane. Poi ci ha detto che ne faceva pancotto per la sera. Da un po’ non la vediamo più”.

Chiedono cibo da portar via per i figli disoccupati o un pacco di biscotti da regalare ai nipoti. Poi tanti altri in fila: vengono da paesi dell’est e dall’Africa. Povertà globalizzata.

Sulle pareti della mensa un bel disegno dei bambini delle elementari: una sorta di assegno con la scritta tremilatrecentoeuro: “li hanno raccolti con la vendita dei dolci da loro prodotti con i genitori il 16 novembre” spiega. “Per ringraziarli abbiamo invitato i bambini a condividere una merenda qui alla mensa, fargli vedere dove avremmo condiviso il frutto del loro impegno, la semplicità e la dignità del luogo, segno della grandezza del povero”.

Graziella e le mamme del team ai fornelli non hanno dubbi: “Servire i poveri? Una terapia formidabile. Altro che psicologo o nutrizionista. E i figli seguono l’esempio: alcuni iniziano già in terza media. Poi nell’incontro con chi è in difficoltà cambiano: “allargano il cuore, diventano disponibili per l’altro anche nella quotidianità. Il mio è andato a studiare all’estero e anche lì ha voluto impegnarsi nel volontariato. E’ un seme che cresce e fa crescere”.

Nel giardino attiguo alla mensa arriva un pulmino carico di valigie: “Sono quelle che abbandonano all’aeroporto – spiega Fr. Bernardino Lorenzini, amministratore e grande supporter del team. “A Pasqua organizzeremo un bel mercatino con quanto contengono – vestiti, scarpe, borse, cravatte, foulard, cinture, monili, souvernir acquistati nei viaggi – invitando tutte le famiglie della scuola a sostenere chi ha bisogno”.

Vie della Provvidenza.

14:30 si pulisce la sala. Dalle 15:30 alle 17 ogni lunedì e mercoledì arrivano i bambini che usufruiscono del doposcuola gratuito. Sono ragazzi delle medie e delle superiori, figli di italiani e stranieri in difficoltà. Ad aiutarli alcuni docenti volontari e i ragazzi – una decina in tutto – di Villa Flaminia e dell’Istituto De Merode, altra scuola lasalliana di piazza di Spagna. Inglese. Francese, matematica, latino per evitare ripetizioni a pagamento. “I genitori normalmente lavorano – spiega la responsabile Eleonora Fiascone – o non sono in grado di aiutarli. I ragazzi rimarrebbero a casa da soli e privi di aiuto. Offriamo in questo modo un sostegno, innanzitutto di relazioni”.

De Merode e Villa Flaminia, scuole impegnate a sostenerne altre di periferia che vedono i lasalliani in Italia impegnati in prima linea per formare docenti e studenti alla misura alta della vita: da Centocelle all’Imbrecciato, dalla scuola di seconda opportunità di Scampia con annesso doposcuola di quartiere, al Centro giovanile di Regalbuto con formazione spirituale, umana e lavorativa. Insieme, tutti, per una scuola che formi imparando a condividere.

NO COMMENTS

LEAVE A REPLY