Sud Sudan: i missionari, “non rinunciamo a vivere insieme”

Sud Sudan: i missionari, “non rinunciamo a vivere insieme”

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Federico, Bill e “le perle” di Juba e dintorni

Guerra tra etnie, governo in bancarotta, servizi ed infrastrutture al collasso. Per fare 30 km di strada” spiega Fratel Bill Firman, Lasalliano, “si possono impiegare fino a 17 ore. Posti di blocco ovunque, della polizia e di gente disperata che vuole soldi”. Militari senza stipendio da mesi. “Per la gente comune, un disastro”. “L’ambasciata italiana tramite mail ha consigliato di lasciare il paese. La prima volta in due anni che sono qui”, scrive Federico, giovane frate minore italiano, che da settembre è stato “promosso” parroco. Custodisce la speranza delle sue “perle”, i tanti bambini e ragazzi, che non smettono di sognare il futuro. “Abbiamo iniziato un progetto di fund-raising. Grazie ad una ragazza esperta in lavori con le perline i ragazzi producono piccole croci e rosari”. Tramite mail (fratefedericogmail.com) sono già arrivati diversi ordini: “Lavorano insieme con gioia. Speriamo possano continuare; da settembre è la prima volta che parlano al futuro”.

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A seminare riconciliazione è anche una task force di 27 religiosi, di 19 Congregazioni provenienti da 8 Paesi. “Coltiviamo il futuro testimoniando, con le nostre differenze, che è possibile vivere insieme” spiega Fratel Bill, responsabile del board di Solidarietà con il Sud Sudan, attivo dal 2007 con 5 progetti di formazione per insegnanti e personale sanitario. Ad oggi 326 i docenti abilitati, oltre 3 mila quelli coinvolti nella formazione.

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Diplomati 81 infermieri e 30 ostetriche, “ambasciatori di pace e riconciliazione”. A Rimenze un food programme, con 50 ettari di azienda agricola per il sostentamento della scuola per insegnanti, 110, nella vicina Yambio. “Quando a giugno il personale sanitario ha abbandonato l’ospedale di Wao, sono stati i nostri 180 studenti a garantire i servizi, curando feriti di ogni tribù per tre settimane. In Sud Sudan ho imparato la qualità della vita. Ho visto celebrare messe di 7 ore con 200 cresimandi e 400 battesimi”. Testimoniare ed educare le nuove generazioni, “le ragazze in particolare” spiega. “Facciamo firmare alle famiglie un impegno a non portarle via prima del termine degli studi. Il 49% si sposa prima dei 18 anni”. Nel tema Margret lo ha scritto, “valgo più di qualche mucca”. (Laura Galimberti)

FONTE – AVVENIRE, p.21

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