Immigrazione, lezioni di “ponti” ai bambini

Immigrazione, lezioni di “ponti” ai bambini

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Sofia e Ana Paula si danno la mano. Hanno scoperto di avere qualcosa in comune: vengono entrambe da paesi lontani dell’ America Latina. L’occasione è stata la lezione “speciale” tenuta nella loro scuola, l’Istituto Santa Chiara di Ostia, del progetto “Dialoghi” promosso da Casa Scalabrini 634.
Un incontro riservato alle prime tre classi della scuola elementare: una prima parte per riflettere sul motto “costruiamo ponti e non muri”, sui pregiudizi che impediscono la conoscenza dell’altro e della sua ricchezza interiore, il richiamo alla missione del Beato Giovanni Battista Scalabrini e la cura dei migranti – oggi portata avanti dalla Congregazione e da tanti laici in 32 paesi del mondo – e poi tante domande. Così nell’interazione spontanea e vivace in tanti testimoniano di parenti all’estero, per lavoro o studio, di genitori provenienti da altri paesi. “Il progetto è nato a settembre del 2015” sottolinea Claudio Oroni, responsabile di “Dialoghi”, nato nella struttura romana che ospita 32 rifugiati – giovani e famiglie, di diversi paesi – e promosso con lo scopo di sensibilizzare i cittadini sul tema delle migrazioni in scuole, parrocchie, altre associazioni e luoghi di aggregazione. “Circa 5 mila le persone incontrate ad oggi”. Poi una testimonianza diretta, quella di Sonam, 32 anni, tibetano. A loro racconta l’infanzia nel suo paese e l’amore per la sua terra. Gli studi in India “perché nel mio paese è impossibile”. Il lavoro come cameriere e poi cuoco in diversi hotel indiani. Poi il tentativo di rientrare in Tibet. Considerato per il suo livello di istruzione un possibile rivoluzionario viene costretto a nascondersi per una settimana in una buca scavata sotto casa. Con documenti falsi la fuga. Prima in Nepal, poi in Thailandia. Infine il volo per l’Italia. Per pagare è costretto a vendere la “dzi”, la tipica pietra tibetana della famiglia, tramandata di generazione in generazione. “Sono stato tre giorni all’aeroporto di Fiumicino per il riconoscimento dello status di rifugiato. Poi mi hanno portato in un primo centro di accoglienza ed ora a Casa Scalabrini 634”. Si commuove Sofia, mentre domanda cosa sogna per il futuro: “Vorrei tornare lì, con la mia famiglia. Intanto lavoro per aiutare chi è in difficoltà”. Quindi mostra, lui artista, i suoi quadri: il volto di un bimbo tibetano, di una donna anziana, il fiore di loto, che cresce nelle paludi sporche.

Ponti

Applaudono i bambini, che armati di pennelli dipingono ciascuno un soggetto sul tema dell’incontro. Poi insieme realizzano un murales: un albero dai tanti rami su un bel prato fiorito e per foglie le impronte delle loro mani dai tanti colori. “Un incontro prezioso” sottolinea Suor Paola Rossini “direttrice della scuola “che abbiamo voluto per i nostri ragazzi. Lo chiedono i tempi, lo impone certa falsa comunicazione”. Appuntamento giovedì per le classi quarta e quinta. A loro Sadio, 19 anni, del Mali racconterà la sua avventura. Poi insieme un laboratorio sugli aquiloni, cuciamo il vento, che in cielo non conoscono frontiere.

FONTE ROMASETTE (9 aprile 2017)

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