Minori non accompagnati: a Brescia aprirà “Casa Francesco”

Minori non accompagnati: a Brescia aprirà “Casa Francesco”

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“Adottare ogni possibile misura per garantire ai minori migranti la protezione e la difesa, come anche la loro integrazione”. Con queste parole Papa Francesco ha lanciato l’appello per una degna accoglienza dei tanti minori stranieri non accompagnati che approdano sulle coste italiane. Un invito arrivato in occasione della Giornata del migrante e del rifugiato, celebrata domenica 15 gennaio, quest’anno dedicata proprio ai giovanissimi che sbarcano senza genitori. All’appello Amici dei Bambini ha già risposto da tempo con il proprio progetto Bambini in Alto Mare, nato proprio per garantire un’accoglienza giusta ai giovanissimi migranti soli. Un’iniziativa a cui ora si aggiunge un nuovo importante tassello: un appartamento di semiautonomia, che si affiancherà a una comunità, destinato proprio ai minori stranieri non accompagnati che sarà attivato in provincia di Brescia. La struttura si chiamerà “Casa Francesco” e porterà quindi il nome del Pontefice: una sorta di “regalo” che Ai.Bi. e  l’istituto religioso delle Suore di Carità delle sante B. Capitanio e V. Gerosa (note come suore di “Maria Bambina”) vogliono dedicare al Santo Padre che da sempre si è impegnato per promuovere una giusta accoglienza ai piccoli migranti.

“Si tratta di una risposta alternativa alla tradizionale comunità per minori – spiega Diego Moretti, referente di “Bambini in Alto Mare” -: c’è sempre un progetto e un accompagnamento educativo, ma più leggero. I ragazzi che vivranno nell’appartamento di semiautonomia avranno un livello di autonomia maggiore rispetto alle normali comunità. Ad aiutarli nel processo di integrazione ci saranno sempre gli operatori qualificati e le famiglie volontarie, ma questi saranno presenti solo in alcuni momenti della giornata. Tutto questo grazie alla sinergia tra Ai.Bi. e le Suore della Carità, con cui c’è piena condivisione di ideali e valori”. L’idea nasce da un confronto a livello europeo. Ai.Bi. infatti è l’unica realtà italiana ad aver partecipato, a novembre 2016, al corso di formazione “Alternative Family Care” svoltosi ad Amsterdam: in quell’occasione, 30 operatori di 20 diversi soggetti europei – tra organizzazioni non governative ed enti pubblici – si sono confrontati sul modello olandese di accoglienza di tipo famigliare dei giovanissimi migranti. L’iniziativa di “Casa Francesco” risponde quindi all’esigenza di adeguare il nostro sistema di accoglienza al modello più avanzato presente in Europa, quello dei Paesi Bassi.

L’appartamento di semiautonomia si va ad aggiungere quindi alle altre modalità di accoglienza dei minori stranieri non accompagnati già attivate da Ai.Bi. negli ultimi 3 anni. A cominciare dall’affido famigliare. “Un modello che purtroppo non ha trovato una risposta positiva da parte del sistema”, denuncia Moretti, che ricorda come poco più di una decina di minori sia stato destinato all’affido in famiglia. Nonostante più di 2mila famiglie, in tutta Italia, abbiano offerto la propria disponibilità ad aprire le porte a un ragazzino appena sbarcato sulle nostre coste. A marzo 2016, inoltre, Ai.Bi. ha aperto, in provincia di Cremona, una comunità in cui la metà dei posti è dedicata proprio ai minori stranieri non accompagnati. Casa Pinocchio – spiega ancora Moretti – è un passaggio che permette di conoscere il ragazzo e mettere a punto la progettualità più adatta a lui. La convivenza fra minori fuori famiglia italiani e minori non accompagnati si sta rivelando una grande opportunità per tutti: è vero, hanno bisogni differenti fra loro, ma nella convivenza quotidiana i ragazzi italiani si confrontano con esperienze di vita diverse, mentre gli stranieri apprendono molto velocemente la lingua, stando con i loro coetanei”. Un sistema di accoglienza supportato da una rete di famiglie “che frequentino la casa come volontari  e che inizino ad affiancarsi ai ragazzi tramite un affido leggero: una sera a settimana, il week end, le vacanze…”

Rafforzare il sistema di accoglienza dei minori stranieri non accompagnati, del resto, è sempre più necessario. Soprattutto alla luce dei dati: nel 2016 ne sono arrivati in Italia più del doppio rispetto all’anno precedente, 25.800 contro 12.360 del 2015. A descrivere le loro condizioni è stato lo stesso papa Francesco: “Questi nostri piccoli fratelli – ha detto Bergoglio -, specialmente se non accompagnati, sono esposti a tanti pericoli. Sono indifesi 3 volte, aveva sottolineato tempo fa il Pontefice: perché minori, perché stranieri, perché inermi.

FONTE – AIBI.it

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