Quel “servizio”, palestra di misericordia. In 200 tra Rover e Scolte a...

Quel “servizio”, palestra di misericordia. In 200 tra Rover e Scolte a San Pietro, lungo la Francigena

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di Laura Galimberti

L’ appuntamento era al Centro di Riabilitazione don Orione di Via della Camilluccia, sabato 7 maggio. In 200 tra Rover e Scolte, ragazzi tra i 16 e i 21 anni, dell’Associazione Italiana Guide e Scout d’Europa Cattolici, dell’area Roma Sud ed Ovest, hanno piantato le loro tende nell’ampio giardino circostante. Per moduli di formazione da 20 ragazzi ciascuno, l’approfondimento sulle diverse opere di misericordia, a partire dalle esperienze concrete vissute in questo anno.

“Siano il vostro programma quotidiano” aveva detto Papa Francesco al giubileo dei ragazzi lo scorso 25 aprile. “E’ il richiamo al servizio” sottolinea Saverio Greco, 34 anni uno dei responsabili ed organizzatori dell’incontro “quello quotidiano, per noi vera palestra di misericordia, che lo scoutismo stimola a vivere fin da piccoli con l’impegno alla buona azione e via via diviene, nella cura dell’altro, progetto di donazione consapevole e autentica, nella libera adesione di ciascun ragazzo”. Così intorno a lanterne costruite per l’occasione, che sintetizzavano in una parola le urgenze colte a partire dalle esperienze vissute, i ragazzi hanno condiviso e riletto le diverse occasioni di servizio sperimentate: nelle mense della caritas, in sinergia con Sant’Egidio, le tante iniziative per sostenere adozioni a distanza, “dar da mangiare agli affamati”; il supporto alla fondazione Exodus di Cassino, “vestire gli ignudi”, l’incontro con le suore di Madre Teresa di Calcutta o il servizio nelle diverse modalità previste a Casa San Giuseppe, il centro guanelliano che a Roma accoglie oltre 350 disabili mentali, “visitare gli ammalati”; ancora la giornata trascorsa al Centro di Ascolto di Nuovi Orizzonti, “orientare i dubbiosi”, i pacchi dono preparati con le famiglie per Casa Scalabrini culminati con la testimonianza di uno dei rifugiati accolti nel centro, “alloggiare i pellegrini” o ancora l’approfondimento con esperti sulle nuove tecnologie e relative dipendenze e l’impegno a vigilare su di sé e i propri amici, “visitare i carcerati”.

Così via, nelle tante realtà intercettate sui diversi cammini, in “uscita”. “Tra gli accenti emersi” evidenzia Saverio “il sostegno alla famiglie come urgente opera spirituale e agli immigrati tra le opere corporali”.

Alle 21 la catechesi di Don Fabio Rosini, sulla parabola del figlio “rosicone”: “il cuore della storia è entrare nella festa, perché c’è qualcosa, qualcuno che non si può perdere. C’è qualcuno lì fuori che può essere amato solo da te, di favoloso che può essere realizzato solo da te. Dio ti lascia libero. Non ti invita a non peccare, ma a goderti la vita in modo autentico. Qual è il meglio per te? La vita vera è Amare e il servizio è ciò che fa Re, perché chi dona possiede ed il tempo che dai è quello che è veramente tuo. Il Servizio è dato a te come regalo”.

A seguire le confessioni, grazie alla disponibilità di oltre 20 assistenti spirituali presenti per l’occasione. Poi l’adorazione notturna. Alle 5 del mattino la sveglia e zaino in spalla la partenza lungo la Francigena. 9 km in tutto per arrivare in piazza San Pietro. Il passaggio della porta santa e l’itinerario artistico e spirituale predisposto all’interno della basilica: “opere d’arte sì ma lette come domande di senso ed invito alla preghiera che le ragazze hanno saputo apprezzare” sottolinea Francesca Venturi, 27 anni, una delle Capo Fuoco presenti.

Alle 12 la partecipazione al Regina Coeli e il saluto del Papa. “Una grande gioia il sentirsi chiamati per nome” sottolinea Cecilia Carretti, responsabile del settore femminile per l’area Ovest “incoraggiamento e sprone a camminare con passione ed impegno crescenti”.

Alle 13 in basilica la celebrazione eucaristica presieduta da Mons. Ciryl Vasil s.j, Segretario della Congregazione per le Chiese Orientali e assistente spirituale del distretto Roma Ovest. “Puntare alla santità è normale per un giovane che ha incontrato Gesù”. Per lui paramenti semplici, “quelli che usa in uscita” confida Gabriele Aragona, 32 anni, Capo Clan “dopo aver camminato accanto ai ragazzi con passo fermo e insuperabile mitezza”.

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