Religiose dietro l’abito afghano. “Un piccolo seme, modello di futuro”

Religiose dietro l’abito afghano. “Un piccolo seme, modello di futuro”

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di Laura Galimberti

“Non ci sono chiese in Afghanistan, ma la Chiesa vive!” A testimoniarlo al convegno CISM E USMI è sr. Annie Joseph Puthemparambil, appena rientrata da Kabul. Niente crocifissi, né abiti religiosi: nessun segno esterno che esprima la loro fede. Lei e altre due religiose sono nascoste dietro l’abito afghano. Poca possibilità di uscire dal cortile della loro casa. Tre volte alla settimana scortate a messa presso l’ambasciata italiana. In sintesi le suore del PBK, il progetto Pro bambini di Kabul, nato nel 2004 dalla collaborazione di 14 istituti religiosi, che hanno dato vita in Afghanistan ad una scuola speciale per bambini con disabilità, raccogliendo l’appello di Giovanni Paolo II nel 2001 “Salviamo i bambini di Kabul”.

La sua testimonianza semplice e piena di gioia commuove e conquista. “Il progetto è un dono straordinario della Divina Provvidenza, un’esperienza speciale di condivisione dei diversi carismi per un’unica missione. Viviamo in una piccola casetta in affitto. Per la vita comunitaria abbiamo uno spazio privato e una piccola cappellina con il Tabernacolo, per l’adorazione eucaristica. Siamo lì per i nostri bambini, dai 6 ai 12 anni. Non possiamo parlare di Gesù né pregare con loro”. Il centro è riconosciuto dal Ministero dell’Educazione. Nel team quattro insegnati, una signora per le pulizie, un cuoco, un autista e tre guardie, che garantiscono il servizio di sicurezza 24h su 24, come richiesto dalle norme afghane, a tutte le ONG straniere.

Ai bambini, che vengono da lontano, viene offerto il trasporto gratuito con un pulmino donato al PBK dalla Caritas Italiana, la colazione a metà mattina e un pranzo completo. Il centro è aperto dalle 7:30 alle 15:00. Ogni insegnante ha 10 bambini. La presenza religiosa è guida e supporto alla motivazione del personale. “Per il musulmano in Afghanistan un bambino con difficoltà di apprendimento è un malato psichico. Con il nostro servizio cerchiamo di testimoniare i valori umani cristiani. Ogni bambino ha diritto al rispetto e alla dignità”. Un pensiero rivoluzionario all’inizio. Poi a poco a poco attraverso incontri e programmi formativi con le famiglie, con l’aiuto del medico pediatra, presente nel Centro per monitorare lo sviluppo dei bambini, e di altre persone specializzate, ha preso corpo un’altra coscienza.
“Il Ministero dell’Educazione apprezza molto il nostro servizio e alcune volte visita il nostro centro, chiedendo di aprirne altri perchè non esistono strutture simili. Ogni anno cerchiamo di preparare 8/9 bambini medio gravi per l’inserimento nella scuola normale, mantenendo sempre i contatti con le famiglie dei bambini che escono dalla nostra scuola”.
Una testimonianza silenziosa, per dire “che Dio è Amore e Padre Provvidente”. Una presenza che suscita diversi interrogativi nei collaboratori. “Un giorno – racconta Sr. Annie – un’ insegnate è venuta a dirci “ Mia mamma dice che voi siete cristiani, perche fate delle cose che non siamo capaci di fare”.

Un germoglio piccolissimo, ma robusto che si unisce a poche ma vitali presenze: da più di 50 anni una piccola comunità di Piccole Sorelle di Gesù, un religioso Barnabita, la presenza delle Suore di Madre Teresa ed un piccolo gruppo di religiosi Gesuiti proveniente dall’India. “Una straordinaria amicizia e solidarietà, dal colore ecumenico insieme ad una piccola comunità di religiosi Luterani” testimonia Sr. Annie. “Il dialogo interreligioso è vivo nella quotidianità, essendo la nostra istituzione entrata in relazione con varie realtà musulmane ed è notevole lo scambio e l’arrichimento reciproco soprattutto in campo educativo. Siamo solo una piccola opera – conclude – ma possibile “modello” di un nuovo sviluppo, di un umanesimo integrale, aperto ai valori cristiani e umani della solidarietà, dell’uguaglianza, della giustizia e della fraternità”.

www.probambinidikabul.org

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