Cammino di Santiago: quella “moda” da abitare con nuova consapevolezza

Cammino di Santiago: quella “moda” da abitare con nuova consapevolezza

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di Laura Galimberti
Una moda, talvolta niente di più: dalle 200 alle 3 mila persone ogni giorno percorrono il Cammino, senza sapere perchè. Per il 40% hanno meno di 35 anni. Per il restante 60% tanti i pensionati. “Si corre da un’ostello all’altro, passando con avidità dalle chiese – quasi sempre chiuse – in cerca del famigerato timbro, ridotte oramai spesso ad uffici postali. Poi a Santiago la fila interminabile per chiedere la compostela, senza magari neanche fermarsi sulla tomba dell’apostolo, amico di Gesù”.A tracciare un quadro della situazione è P. Fabio, guanelliano, dal 2010 sul Cammino, per andare incontro all’ “uomo in ricerca”:
“E’ una tendenza che ha preso forza negli ultimi 30 anni, sotto la spinta delle GMG, delle visite dei Pontefici, della ripresa dei pellegrinaggi organizzati. Poi la cultura del camminare, del correre come esercizio fisico – filosofia di vita che negli ultimi 20 anni si è sviluppata in tutta Europa – e il libro di Paulo Coelho hanno fatto il resto.
Ma il fatto è che si va a Santiago a volte senza sapere cosa è il Cammino, perchè è nato, che natura ha, a cosa serve. Si cammina e basta. Certamente è pregevole ma è come sfruttare solo una percentuale minima delle ricchezza di questa esperienza secolare e singolare. Magari bisognerebbe tornare a porsi qualche domanda: come camminava l’antico pellegrino medievale? Esisteva un “canone” del cammino, una sorta di prontuario? Quali erano le condizioni suggerite prima, durante e dopo il viaggio?”

– Il cammino è sempre più laico, ma non ci sono neanche credenti che si fanno prossimi ai laici in cammino..

Come guanelliani ci siamo interrogati molto in tal senso fino a decidere nel 2010 di essere qui con una comunità, proprio lungo il tratto francese, nelle due ultime tappe prima di Santiago. Siamo a tutt’oggi l’unica esperienza di accoglienza cristiana, che non sia al tempo stesso ostello o pensione. Abbiamo deciso di non fare gli albergatori, ma di offrire solo accoglienza di tipo spirituale: confessioni, ascolto, lectio. Ho incontrato persone che dopo 20 giorni non erano riuscite a confessarsi. A Santiago poi siamo punto di riferimento per gli italiani per la celebrazione delle messe e per le catechesi.

– Dai vostri incontri perché le persone decidono di percorrere il Cammino? Cosa li spinge a camminare per chilometri?

Li muove l’idea che fare il Cammino, oltre ad essere di moda, sia una sorta di panacea per i mali della vita: non hai trovato lavoro? Ti ha lasciato la ragazza? Fai il cammino! Una specie di valvola di sfogo. Il 40% delle persone incontrate vengono da ferite piccole o grandi nelle loro relazioni e interpretano il Cammino come una possibilità per curarle.
Questo approccio ha un po’ snaturato l’origine dell’esperienza: un tempo si percorreva il cammino per crescere nella relazione con Dio, si andava verso Santiago dove sono custodite le ossa di un uomo, amico di Gesù. Oggi il tutto è ridotto ad un luogo qualunque della religiosità umana.
Che senso ha la credenziale senza un’ora di istruzione su storia, significato del percorso? O ancora quell’affanno nella ricerca del timbro che un tempo evitava ai pellegrini di pagare alloggio e cibo, ma ora non ha nessun utilizzo in tal senso, considerando anche i costi assolutamente contenuti delle strutture lungo il percorso.

– Una laicizzazione che interpella …

Assolutamente e ci deve svegliare come cristiani: a che servono mille Chiese aperte nelle grandi città dove non c’è nessuno mentre qui le teniamo chiuse in una grande arteria, il Cammino, dove la gente transita in continuazione con picchi di 3 mila persone al giorno?

– Quali sono gli “affanni” principali degli uomini in cammino?
Mentre camminano l’affanno è spesso strutturale: dove mangerò? dove dormirò? Preoccupazioni mondane, secondarie che svelano le ansie della quotidianità. Lo stile dice tutto: cellulare spesso acceso, magari al telefono con la segretaria, dettando lettere, fax, un trasferimento d’ufficio.
Poi ci sono le domande di senso: che ne faccio della mia vita? Il bisogno di curare le ferite: relazioni fallite, molti lutti non elaborati o situazioni che necessitano di soluzione. E Santiago diventa come Lourdes, accendo una candela, speriamo nella grazia, invoco il colpo d’ala che mi cambia la vita.C’è gente che viene con le ceneri della moglie o le ossa del cane per spargerle nell’oceano, sull’onda del film “The way” e di tanta new age. Tutte cose degne di rispetto ma poco vicine alla spiritualità del pellegrinaggio antico; lentamente e misteriosamente quella che era un’esperienza individuale e personale – faccio il Cammino per me – è diventata in molti casi una esperienza per conto terzi: la si fa per un malato, un defunto, una persona in difficoltà. Nulla da eccepire. Ma ricordiamo che il pellegrinaggio è nato per interpellare la fede individuale di un individuo preciso. Poi c’è anche chi fuma, beve, lo reinventa come itinerario enogastronomico. Pensare che è nato anche come ricerca di essenzialità!

– Da dove provengono principalmente i pellegrini?

Sono prevalentemente spagnoli, italiani, statunitensi, francesi, moltissimi tedeschi, ultimamente tanti dei paesi dell’est: Polonia, Ungheria, Romania. Pochi dall’America Latina ma ci sono. Nei periodi morti – novembre/marzo e settembre/ottobre – arrivano anche coreani, giapponesi e cinesi.

– In quali periodi dell’anno si registra un maggior afflusso?
Luglio ed agosto; ma ultimamente – partenze intelligenti – anche da aprile a giugno e da settembre ad ottobre

– Come andate loro incontro?
La comunità dei religiosi guanelliani è ad Arca. Da quest’anno anche le religiose guanelliane sono sul Cammino con una comunità di tre consorelle ad Arzua, a 36 km da Santiago. Innanzitutto ci mettiamo in ascolto, un ascolto individuale dei viandanti. Poi offriamo loro la possibilità di confessarsi, celebrare l’eucarestia ed usufruire delle catechesi. Siamo anche parroci in 7 piccole parrocchie della zona.

– “Il Cammino di Santiago per i giovani” è una delle risposte messe da voi in campo, per gli under 35. Alla sua quarta edizione, sta riscuotendo un interesse crescente. Un progetto, di cui è responsabile con padre Fabio anche Suor Sara Sanchez, promosso in sinergia tra le due Congregazioni – maschile e femminile – fondate da San Luigi Guanella:
“I religiosi ne curano l’animazione spirituale attraverso la predicazione e la celebrazione quotidiana dell’Eucaristia e l’organizzazione dei pernottamenti e dei pasti. Noi religiose ci occupiamo delle iscrizioni, della parte informativa per i partecipanti, della preparazione spirituale prima del cammino e insieme ai confratelli animiamo i momenti di preghiera comune”.

– Quali sono gli ingredienti principali dell’iniziativa estiva, in programma quest’anno dal 27 luglio al 3 agosto?
Fraternità, preghiera, condivisione, sobrietà, fatica e gioia.Una giornata tipo? Ci si alza alle 5:30 e alle 6 si inizia a camminare. Alle 8 la preghiera del mattino. Quindi la colazione e l’ascolto della prima meditazione. Poi tempo per il silenzio e l’interiorizzazione della parola, anche camminando. Quindi si procede per un tratto del percorso scegliendo con chi percorrerlo e condividere eventuali riflessioni. Verso le 11.30 – 12.00 troviamo i volontari della parrocchia dei confratelli che portano al gruppo il pranzo al sacco che ognuno mangia quando preferisce. All’ostello si arriva di solito nel primo pomeriggio e dopo un tempo personale di sistemazione e scoperta del luogo ci si incontra alle 18.30 circa per il vespro e la 2ª meditazione. Ore 19.30 – 20.00 celebriamo l’Eucaristia con gli altri pellegrini, di solito nella chiesa del paese. Alle 21 si cena e si va a riposare.

– Perchè un giovane dovrebbe vivere il Cammino con voi questa estate?
Se vuole, per rispondere in modo intelligente ad una moda, tornare ad abitarla e viverla con criterio, in cerca della verità. Il Cammino fatto con gli antichi criteri dei primi pellegrini può essere un modo per ridare bellezza ed unicità a questa esperienza.

FONTE – OPERA DON GUANELLA

 

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