Sud Sudan: tra fame e paura seminare quel futuro possibile

Sud Sudan: tra fame e paura seminare quel futuro possibile

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“un sacerdote sudanese me lo aveva detto anni fa: voteremo senza dubbio il referendum, ma seguiranno 100 anni di guerra civile per divenire un popolo”. A confidarlo è Fr. Amilcare Boccuccia, dal 2007 al 2011 responsabile del progetto Solidarietà per il Sud Sudan. Pecca del colonialismo – che ha usato le etnie, già tradizionalmente divise, per allontanarle ulteriormente e controllarle; e poi la maledizione del petrolio, in un paese che appare appena esplorato, con introiti usati per tenere buoni i leader delle diverse fazioni mentre la gente ha fame, di tutto”.
Il processo di pace è in panne. “Il governo del Sud Sudan è in bancarotta. Non paga i soldati e tanti altri dipendenti pubblici, che finiscono per rubare per disperazione”. Ma il progetto va avanti.

Solidarietà con il Sudan del Sud nasce come risposta ad un invito dalla SCBC, Conferenza Episcopale del Sudan. Avanzata prima da Monsignor Joseph Gasi dalla diocesi di Tambura–Yambio e poi da tutti i Vescovi del Sudan del Sud. Dopo la visita della delegazione inviata da UISG /Unione Internazionale delle Superiore Generali e USG/ Unione Superiori Generali nel marzo 2006 è stata fondata una nuova iniziativa chiamata Solidarietà per il Sudan del Sud (Solidarity with Southern Sudan). L’iniziativa conta ad oggi oltre 260 istituti religiosi  sostenitori del progetto, e 31 membri sul campo.

L’invito a visitare il Sud Sudan rivolto all’Unione dei Superiori e delle Superiore Generali è di un vescovo e risale al 2006, dopo la firma del trattato di pace di Naivasha che metteva fine alla seconda guerra civile sudanese . Un team intercongregazionale lo esplora con attenzione. “Una la priorità inequivocabile emersa” spiega Fr. Amilcare “la formazione“. Due gli ambiti scelti: “istruzione – servivano oltre 100 mila insegnanti – e sanità”. Oggi sono 264 gli insegnanti abilitati. 175 attualmente impegnati nel tirocinio del quarto anno, 114 in quello del biennio. 3.443 quelli coinvolti complessivamente nella formazione che ha visto docenti spostarsi verso le comunità più lontane per offrire percorsi di studio. Tra i paramedici diplomate 70 infermieri e 19 ostetriche. In formazione altri 100. Cinque le città sede del progetto: Malakal per l’educazione, a nord, ora occupata dai Dinka, Wau, per la sanità dove le Suore Comboniane gestiscono il Training Hospital; al confine con il Congo, Rimenze per la promozione della donna e fiorente centro di agraria e Yambio, per la formazione degli insegnanti, aspetto di cui i lasalliani sono responsabili. Un team inoltre per la pastorale gira tutto il paese per lenire i traumi del conflitto e offrire nuovi percorsi, con un ulteriore centro di prossima apertura a 16 km da Juba.

Oltre 5 milioni gli euro raccolti a supporto del progetto nella sola prima fase, tra il 2007 e il 2011. Tra i donatori, la CEI, parrocchie italiane, ma anche tanti privati e organizzazioni in Spagna, Irlanda, Germania. “Non esiste una tradizione nel passato che ha dato a questa gente coscienza di popolo. Non possiamo scappare. Solo così avremo un rapporto alla pari con loro. Siamo chiamati ad investire, rischiando la vita, per seminare futuro”.  (Laura Galimberti)

 

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